Si è trattato nella lezione del 28/10 il fenomeno sempre più diffuso del social networking ossia della possibilità di utilizzare il Web2.0 come strumento per condividere conoscenze, per diffondere materiali, per intessere relazioni sociali, per promuovere la propria immagine (anche se fittizia ed artificiale), per creare una nuova forma di cooperazione sociale mediante la rete Internet e i suoi strumenti [si veda YouTube, Social Networking in Plain English].
Internet quindi consente di creare luoghi virtuali dove la società prendere forma in modo diverso dal mondo tradizionale, creando nuove opportunità e rischi, istituzioni e regole, proiezioni del sè e comportamenti.
La cooperazione e la condivisione sono alla base del meccanismo che conduce l’individuo a giocare un ruolo attivo e non più passivo, modellando un luogo sociale simile ad una agorà distribuita, che per effetto di un fenomeno noto come marketing virale si propaga esponenzialmente in tempi rapidi.
Il risultato è la creazione di un sapere condiviso, frutto di una intelligenza collettiva [John Searle], la cui qualità è proporzionale al quadrato dei nodi della rete [legge di Metcalfe]. Non solo, ma tramite questi mezzi tecnologici troviamo la prova alla teoria del “mondo piccolo” di Stanley Milgram, il quale sosteneva che fra due individui nel mondo intercorrono in media 6 interazioni di comunicazione indipendentemente dal loro stato sociale o paese di provenienza.
Ma quali sono le leve che motivano gli individui a partecipare ai social networking?
Studi sociologici parlano di diverse spinte insite nell’animo umano:
- il fascino dell’ economia del dono (in molti social network è in uso il baratto),
- il desiderio di rinsaldare vecchi legami sociali (compagni di scuola),
- la spinta a trovare nuove relazioni (fuga dall’isolamento e dalla solitudine),
- l’affermazione del sé (a volte creando avatar artificiali e per nulla corrispondenti all’individuo),
- l’innegabile tentazione di poter agire in un palcoscenico speciale quale è Internet sul quale azionare ruoli diversi a seconda delle circostanze.
Quali i benefici?
I benefici sono da ascrivere alla possibilità:
- di conoscere nuove presone abbattendo distanze geografiche, economiche, sociali,
- di condividere conoscenze ed esperienze,
- di attingere al sapere della rete collettiva, per altro mediante una relazione fra pari (peer) ossia senza vincoli gerarchici.
Casi di successo
Questi sono alcuni aspetti del successo dei social networking che stanno portando molte aziende a valutare tali strumenti in modo positivo e ad utilizzarli come strumento di cooperazione de-strutturata e de-gerarchizzata all’interno del luogo di lavoro.
Indesit ha già attivato queste tecniche per connettere sedi dislocate in diverse parti del mondo e favorire così lo scambio di conoscenze ed esperienze. Standard Chartered Bank, una banca di Londra, ha installato un Facebook privato dedicato ai dipendenti. Fiat ha inserito nel suo sito un avatar, Chiara, che guida nella composizione dell’ordine. Volkswagen e AlfaRomeo hanno un sito che simula un social network fra i clienti. LinkedIn è un esempio di come si può riconfigurare il modello di incontro fra domanda e offerta nel mondo del lavoro.
Aspetti giuridici
Siamo consapevoli anche che occorre attivare misure di prudenza e di tutela specie per quanto attiene la privacy (in USA Facebook, MySpace e altri sono i luoghi preferiti dagli investigatori privati per compiere le prime indagini) e la protezione dei minori.
Tutto ciò è talmente attuale che la Commissione Europea ha emanato, durante il Safer Internet Forum, Luxembourg on 25-26 September 2008, un comunicato sull’utilizzo in Europa del social networking come strumento di leva competitiva per l’economia europea (Social Networking Sites: Commissioner Reding stresses their economic and societal importance for Europe), ma ha altresì aperto un tavolo di lavoro di esperti deputati a creare delle guidelines di auto-regolamentazione che tutti i gestori di social netwoking dovranno poi sottoscrivere. Sempre da questa iniziativa è emerso il 22 ottobre 2008 un documento programmatico contenente alune misure cautelative rivolte ai minori relativamente all’uso sicuro di Internet: New Safer Internet programme 2009 – 2013.
Infine anche la conferenza di Strasburgo, 17-18 ottobre 2008, composta da 78 autority per la protezione dei dati personali, si è pronunciata con una risoluzione per porre all’attenzione del dibattito civile alcune riflessioni importanti in merito di privacy e di tutela delle parti più deboli.
Non mancano poi casi che sfociano in reati penali: in Giappone una donna è stata arrestata perchè ha ucciso l’avatar del “marito” virtuale, ossia sposato nella finzione all’interno di un sito di social networking. La donna per vendetta, dopo essere stata liquidata dall’amato, si è impossessata delle password dell’ex e ha ucciso il personaggio virtuale compromettendo una serie di azioni che stava svolgendo.
In conclusione il mondo giuridico non può disinteressarsi di questi fenomeni sia perchè la loro crescita esponenziale è talmente pervasiva da coinvolgere molte sfere di interesse del jure conditio, sia perchè si aprono nuove opportunità e rischi per i quali invece occorre creare de jure condendo. In questo scenario non ci si può sicuramente permettere di rigettare con ritrosia o con moti reazionari l’evolvere dei fenomeni, ma invece vi è necessità di professionalità giuridiche nuove che siano in grado, con criticità ma anche con spirito innovativo, di prenderne conoscenza e occuparsene in profondità con le competenze tipiche del metodo giuridio.
Come dire… questo ruolo ai giuristi gli spetta di diritto!!
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